Storia di Capoterra
La storia di Capoterra, come quella di molti altri territori della nostra bellissima isola, è segnata dalle popolazioni che si sono succedute nel dominio e, come altri e forse più di altri, è stata teatro di scontri e distruzioni. La città, fortemente provata, è comunque sempre rinata dalle sue ceneri.
I reperti rinvenuti nel territorio di Capoterra dimostrano che le prime presenze umane sono da farsi risalire al periodo prenuragico, ma vi sono tracce della presenza nuragica e del passaggio punico e romano. Il territorio è sempre stato abitato, fatta salva un‘interruzione di circa tre secoli, dopo la distruzione del centro abitato alla fine degli scontri tra gli Aragonesi e gli Arborea, e sino al 1655, anno in cui Il Torrellas fondò Villa di Sant’Efisio, in onore del Santo cui è attribuita la liberazione della pestilenza. In questo periodo gli unici abitanti del territorio erano i Monaci Basiliani, eremiti nella località di Santa Barbara, dove sorge l’omonima chiesa.
Il lungo periodo feudale segnò profondamente lo sviluppo del territorio, e l’arte agricola, che per lunga tradizione vi viene praticata, deve molte delle tecniche all’introduzione che fece il Marchese Stefano Manca di Villahermosa. L’Editto delle chiudende, promulgato da Carlo Alberto, concluse il lunghissimo periodo feudale.
Il resto del racconto è comune alla nostra cittadina, a molti altri centri dell’Isola e del sud d’Italia: l’impennata dell’agricoltura in periodo fascista, la guerra, la ricostruzione e lo sviluppo industriale. Ricordiamo gli eventi che sono tappe della trasformazione economica del centro: le miniere di San Leone, attive dal 1840 sino al 1963, la cui esistenza richiese anche la costruzione della prima ferrovia della Sardegna che doveva portare il materiale estrattivo sino allo scalo di Maddalena; le Saline di Macchiareddu, ancora attive ed i cui cumuli di bianco sale sono visibili dallo Stagno; il polo industriale di Macchiareddu che ha portato l’industria moderna nella nostra Isola.
L’antico centro agropastorale continua a sopravvivere con le sue tradizioni, i riti, accanto al nuovo e la città di Capoterra si è riappropriata del suo territorio, allargando i confini in piccoli nuclei abitati che s’inerpicano sulla montagna e lambiscono la costa, sino ad accarezzare la laguna.